Guardatelo, questo pezzo di carta ingiallita che porta il timbro della vergogna. Lo chiamavano Sonderfahndungsliste G.B., ma per la storia è semplicemente il Libro Nero. È il catalogo dell’orrore, il censimento di chi aveva ancora il fegato di chiamarsi uomo davanti alla bestia nazista. Erano 2.800 anime — uomini e donne, politici e poeti — che Hitler voleva vedere in catene non appena i suoi stivali avessero calpestato il suolo inglese con l’Operazione Sea Lion.
Mi chiedo, con la rabbia che mi morde il cuore, come si possa oggi parlare di “dialogo” con certi totalitarismi, quando la storia ci sbatte in faccia questa verità brutale: il male non vuole discutere, il male vuole elencare. Volevano Winston Churchill, certo, il leone che non si era piegato. Volevano consegnarlo all’Amt VI, i servizi segreti delle SS. Ma volevano anche gli artisti, i liberi pensatori come Noël Coward. Perché la dittatura ha paura della bellezza, ha terrore del talento. È una lezione che il mondo, nel suo sonno ipocrita, continua a ignorare. Quella lista non era solo un ordine militare; era la condanna a morte della civiltà occidentale.
Questi crucchi — e lo dico con tutto il rispetto per la Storia, per carità — si erano messi lì, con la precisione maniacale che li contraddistingue, a scrivere i nomi di chiunque non gli andasse a genio. “Indesiderabili”, li chiamavano. Volevano arrestare pure le spie, come quel Conrad Fulke Thomond O’Brien-ffrench. Un nome che è tutto un programma, praticamente il papà di James Bond. E sapete perché? Perché questo signore faceva il suo mestiere, creava reti di spionaggio nel cuore della Germania negli anni ’30. E allora giù a scrivere il nome sul libretto. È fantastico! È il delirio di onnipotenza di un regime che pensava di aver già vinto. E oggi qualcuno si lamenta della privacy? Ma ringraziate che questi documenti siano su Forces War Records! Almeno sappiamo chi erano i veri “nemici dello Stato” secondo i macellai di Berlino. Non rompetemi le scatole con il revisionismo: questa è la realtà nuda e cruda!
Il catalogo dei “colpevoli” di dignità
Per i pochi che ancora si ostinano a usare i neuroni per scopi diversi dal tifo da stadio, la vicenda del Libro Nero nazista offre uno spaccato interessante sulla natura del potere. Grazie al lavoro dei ricercatori di forces-war-records.co.uk , oggi possiamo consultare la lista dei “cattivi” che il Terzo Reich intendeva prelevare forzosamente dalle proprie case. Notate il metodo. Non c’erano solo i vertici politici. C’era una classificazione scientifica: “traditori, nemici dello Stato e indesiderabili”. Tra questi figurava l’agente dell’MI6 O’Brien-ffrench, l’uomo che sussurrava a Ian Fleming e che spediva lettere in inchiostro invisibile alla vera Moneypennny, tale Cathleen Mann. I nazisti avevano annotato persino i dettagli sui suoi movimenti di truppe e sui prototipi di bombardieri pesanti. Insomma, un dossier completo. Il fascicolo originale è custodito all’Imperial War Museum, a futura memoria di cosa succede quando un apparato burocratico decide di farsi giustiziere. Hitler non voleva solo invadere; voleva bonificare la Gran Bretagna da ogni traccia di libero arbitrio. E lo faceva con la stessa solerzia con cui oggi un funzionario del catasto registra un garage.
Dicono che è spuntato fuori questo libretto, il Black Book, pieno di nomi di inglesi che dovevano finire al fresco. Mi vien da sorridere. Hitler, tra una follia e l’altra, trovava pure il tempo di fare le liste dei vicini di casa da arrestare prima ancora di aver attraversato la Manica. Una pignoleria tutta tedesca che, per fortuna nostra e loro, è servita a poco visto che l’Operazione Sea Lion è rimasta un sogno bagnato del Führer. C’era dentro di tutto: da Churchill ai cantanti. Segno che a Berlino non avevano molto altro da fare se non catalogare i propri futuri fallimenti. Certo, per i 2.800 sulla lista non deve essere stato piacevole scoprirsi nel mirino, ma alla fine i tedeschi sono rimasti a casa loro e l’unico “libro” che hanno riempito è stato quello dei debiti di guerra. Questi documenti oggi si trovano online, gratis. Un modo come un altro per passare il pomeriggio a vedere chi, tra i britannici dell’epoca, avesse abbastanza fegato da farsi odiare dai nazisti. Il resto è noia storiografica. Facciamocene una ragione: il male è spesso terribilmente burocratico.
L’inchiostro della paura e la lezione del passato
C’è qualcosa di profondamente malinconico e, al tempo stesso, di istruttivo in questo documento che gli Alleati trovarono nel 1945. Il Geheim! (Segreto!) impresso sulla copertina non nascondeva solo dei nomi, ma l’illusione di un impero che si credeva eterno. Noi italiani, che di invasioni e di elenchi di proscrizione abbiamo una certa esperienza millenaria, dovremmo guardare a questo Libro Nero con occhio critico. Veder comparire accanto al nome di Churchill quello di un agente segreto come O’Brien-ffrench ci ricorda che la storia non è fatta solo dai grandi proclami dai balconi, ma anche dal silenzioso coraggio di chi spedisce lettere in inchiostro invisibile. Quel “libretto” era il testamento di un mondo che voleva farsi prigione. Ma la storia, che è una signora bizzarra e spesso ironica, ha voluto che quei 2.800 destinati al fango diventassero invece i pilastri della memoria di una nazione che non si è piegata. Oggi quel documento è una curiosità da sito web, mentre il Reich che lo produsse è solo cenere. È la solita, vecchia storia: gli uomini passano, i regimi crollano, ma le liste dei giusti restano a testimoniare che, alla fine, il coraggio non si può catalogare.
