L’Euro Digitale arriva, che ci piaccia o meno; ed ad essere sinceri io sono favorevole. Sì, perché c’è una cosa che detesto più della burocrazia, anche quella europea, ed è: l’evasione fiscale. Quella che ci costa ottanta miliardi l’anno, quella che fa sì che io, spero anche tu, tutti noi onesti paghiamo per chi fa il furbo e ci sobbarchiamo il loro costo sociale e la loro “furbizia”. Certo la pressione fiscale è troppo alta, ma i discorsi sono pressoché collegati.
Bruxelles sta spingendo per introdurre la Central Bank Digital Currency, l’Euro Digitale, niente altro che una moneta elettronica controllata dalla BCE, tracciabile, che affiancherà (o sostituirà, dchissà) le banconote che teniamo nel portafoglio. Contemporaneamente, i limiti ai pagamenti in contanti si stringono come un cappio: in Italia siamo già a cinquemila euro, in altri Paesi europei molto meno, in Francia? Mille euro, in Grecia? cinquecento euro per alcune transazioni.
Il coro dei contrari è assordante. “Ci controllano!”, “Addio alla privacy!”, “È la dittatura finanziaria!”. E hanno anche ragione, per carità. Nessuno nega che la tracciabilità totale delle transazioni possa diventare uno strumento di controllo sociale. Ma qui bisogna fare i conti con la realtà, quella vera, non quella delle chiacchiere da bar. Come sempre bisogna scegliere il male minore tra i vari mali, meglio avere transazioni tracciate o meglio avere concorrenza sleale da parte di chi bellamente evade le tasse e te lo sbatte anche in faccia?
Euro Digitale: l’arma contro chi frega lo Stato
L’Italia ha un problema endemico, si chiama economia sommersa. Centotrentamiliardi di euro che girano sottobanco ogni anno: il commerciante che non ti fa lo scontrino, il professionista che preferisce il contante, l’imprenditore che paga i dipendenti in nero. E mentre loro evadono, noi paghiamo tasse sempre più alte per compensare quel buco nero. Certo a gravare sul già martoriato bilancio pubblico c’è anche una pessima spesa del denaro pubblico, c’è l’elefantiaca INPS che arranca che sotto il peso del sistema pensionistico vetusto (qualcuno lo definisce uno schema Ponzi); e d’altra parte una tassazione così alta può portare alcuni all’evasione come unico modo per sopravvivere, ma vale per tutti?
La moneta digitale europea, con la sua tracciabilità intrinseca, è l’incubo dell’evasore, ogni transazione lascia una traccia, ogni movimento di denaro può essere verificato, finalmente! Non è un caso che i Paesi con minore evasione fiscale – i nordici, in primis – abbiano già quasi eliminato il contante dalle transazioni quotidiane. In Svezia il novanta per cento dei pagamenti è elettronico, l’evasione? Un quinto della nostra.
Ma dirai tu, e le piccole comunità? Gli anziani che non sanno usare lo smartphone? I borghi dell’entroterra campano dove mia nonna vive? Le comunità abituate a gestire tutto con strette di mano e banconote sul tavolo della cucina? Legittimo, verissimo. La digitalizzazione forzata crea sacche di esclusione. Lo so bene. I nostri nonni facevano tutto in contanti, per loro una banconota era qualcosa di concreto, reale. Ma il mondo evolve e c’è da scegliere tra il male minore.
Tradizione contro Legalità: una scelta dolorosa
Quindi? Quindi dobbiamo scegliere. Non è una scelta facile, e chi ti dice il contrario mente; da una parte c’è la tradizione, l’autonomia, la privacy. Valori che hanno tutto il diritto di essere difesi sempre, dall’altra c’è la legalità, la trasparenza, la possibilità di costruire uno Stato che funzioni davvero. Perchè nella situazione attuale non è certo che con un aumento del gettito fiscale si arrivi ad una riduzione della pressione fiscale, ma d’altra parte è certo che se non si fa qualcosa allora il baratro sarà sempre più vicino.
Io ho scelto! Scelgo la legalità, perché ho visto troppi imprenditori onesti fallire mentre il concorrente evadeva e prosperava. Ho visto troppi giovani emigrare perché in Italia, se paghi tutte le tasse, non resti competitivo. Ho visto troppe scuole cadere a pezzi mentre qualcuno si costruiva la villa con i soldi in nero. L’Euro Digitale non è perfetto, anzi, serviranno garanzie ferree sulla privacy, limiti chiari al controllo statale, periodi di transizione lunghi per chi fa fatica. Serviranno sportelli fisici, assistenza, formazione, servirà la possibilità di aprire presso la BCE conti a costo zero, Le piccole comunità dovranno essere accompagnate, non abbandonate. Ma il punto liberale, quello vero, è questo: la libertà di uno finisce dove inizia quella dell’altro. E tu che evadi limiti la mia libertà, perché mi obblighi a pagare anche per te. Mi togli risorse che potrebbero andare alla sanità, alla scuola, alle infrastrutture, mi rubi il futuro.
La moneta digitale non è il nemico, il nemico è chi approfitta dell’opacità del contante per fregare la collettività. Ed è ora di dirlo chiaro, senza paura di passare per integralisti o statalisti, si può essere liberali e pretendere legalità, anzi, si deve. Quindi sì, benvenuto Euro Digitale. Con tutte le cautele necessarie, con tutte le tutele per i più deboli. Ma benvenuto, perché preferisco un’Italia dove tutti pagano il giusto, piuttosto che un’Italia dove chi è onesto è anche fesso.
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