Foibe e scuola: la vergogna di chi ha paura della storia

Giuseppe Sartore

Gennaio 18, 2026

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Di cosa avete paura, vigliacchi?

Ve lo dico io di cosa avete paura. Non è del “nostalgismo”, parola vuota con cui vi sciacquate la bocca nei salotti buoni della Roma bene. Avete paura della verità. Avete paura di guardare dentro quel buco nero, quella voragine carsica che ha inghiottito non solo corpi, ma la dignità di un’intera nazione. Leggo che all’Istituto Virgilio, scuola “bene” della Capitale, alcuni genitori sono insorti. Hanno gridato allo scandalo perché un preside, Alessio Santagati, un uomo che oso definire coraggioso in questo paese di pavidi, ha proposto di portare i ragazzi là dove la terra rossa dell’Istria si è bevuta il sangue italiano, la cui risposta è stata:”Non si può dire foiba nel nostro Paese?”.

Definiscono il viaggio “ideologizzato”. Ideologizzato? Visitare la Foiba di Basovizza, che dal 1992 è Monumento Nazionale, è ideologia? O è forse un dovere morale che vi fa tremare i polsi perché smonta le vostre favolette preconfezionate? Parlano di “Italia irredenta” come se fosse una bestemmia, ignorando che quella terra, quelle pietre, urlano una storia che precede di secoli le vostre beghe politiche. Sono le terre di Pola, di Fiume, dove l’italianità non era un’etichetta fascista, ma una cultura millenaria cancellata con la violenza.

Mi fa orrore questa censura preventiva mascherata da protezione pedagogica. Volete proteggere i vostri figli dal dolore? O volete proteggerli dalla scoperta che i “cattivi” non erano tutti da una parte? Il sapore di una castagna, scriveva qualcuno, riattiva i ricordi; ma qui il sapore è quello del fiele. Siete complici di quell’oblio che per cinquant’anni ha coperto migliaia di morti. Siete i nuovi censori, peggiori di quelli vecchi, perché vi ammantate di democrazia mentre negate ai giovani il diritto di vedere le cicatrici della Storia.

Il cortocircuito dei genitori “dem”

Qui siamo alla follia pura! Siamo al manicomio a cielo aperto! Ma vi rendete conto? C’è un preside che fa il suo mestiere, propone una gita che è prevista dalla legge, ripeto, prevista dalla legge, e scoppia il finimondo. Ma chi sono questi genitori? Chi sono questi signori che si svegliano la mattina e decidono che portare un ragazzo a Trieste, Pola e Rovigno è un atto di guerra fascista? Ma non rompetemi le scatole!

Se li avessero portati a vedere un gulag sovietico trasformato in parco giochi, avrebbero applaudito alla “formazione critica”. Invece no, Basovizza puzza. Puzza di morto “sbagliato”. E allora via con le etichette: “nostalgismo”, “irredentismo”. Ma andate a studiare! L’irredentismo qui non c’entra una beata mazza. Qui c’è gente che è stata infoibata , c’è gente che è scappata, 350.000 persone che hanno mollato tutto per non finire sotto le grinfie di Tito, e voi fate le pulci al lessico del programma scolastico?

La verità è che vi dà fastidio che si parli di Norma Cossetto, vi dà fastidio che si ricordi che a Zara nel ’44 non c’erano i nazisti a bombardare, ma gli alleati su richiesta dei partigiani jugoslavi, radendo al suolo la città. Vi dà fastidio la realtà perché vi costringe a scendere dal piedistallo della superiorità morale. Il dirigente Santagati è un eroe moderno che deve combattere contro la banalità del genitore politicamente corretto. Se fossi in lui, li porterei tutti lì a forza, a guardare l’abisso Plutone. E se non vi sta bene, tenetevi i figli a casa a guardare le serie TV su Netflix, così crescono belli ignoranti come piaccono a voi.

Carta canta, villan dorme (e il genitore contesta)

Bisognerebbe avere la pazienza di leggere le carte, studiare la storia, prima di aprire bocca e darle fiato. Ma si sa, in Italia la lettura è un optional, soprattutto quando cozza con il pregiudizio. Esiste una Legge dello Stato, la n. 92 del 30 marzo 2004, che non è un “consiglio” o un “suggerimento” della destra revanscista, ma un atto della Repubblica che istituisce il Giorno del Ricordo. L’obiettivo della legge è chiaro: conservare la memoria della tragedia degli italiani, delle foibe e dell’esodo. Il preside Santagati, proponendo il viaggio, non ha fatto altro che applicare una normativa vigente. I genitori che protestano, dunque, contro cosa protestano esattamente? Contro la legge? Contro la storia? O contro il fatto che la storia non coincida con la versione edulcorata che hanno in testa?

L’accusa di “nostalgismo” è giuridicamente e storicamente ridicola. Basovizza non è un covo di reduci repubblichini, è un Monumento Nazionale riconosciuto con decreto del Presidente della Repubblica. Visitare Redipuglia o Gorizia non è un atto eversivo. È istruzione. Tra l’altro, se questi genitori “illuminati” avessero studiato, saprebbero che la questione del confine orientale non è un’invenzione della destra, ma una tragedia sancita dal Trattato di Pace di Parigi del 1947 , che regalò mezza Venezia Giulia alla Jugoslavia. Contestare un viaggio d’istruzione legale e istituzionale gridando all'”ideologia” è la vera operazione ideologica. damnatio memoriae che per decenni ha nascosto la fine di migliaia di infoibati e il dramma degli esuli. Carta canta: il preside ha ragione, i genitori hanno torto. Punto.

L’inutile cagnara sui morti ammazzati

Non capisco tutto questo strepito. Davvero, mi sfugge. Pare che a Roma, al liceo Virgilio, si stia consumando un dramma shakespeariano perché qualcuno ha osato proporre una gita a Trieste e dintorni. Apriti cielo. Genitori indignati, accuse di fascismo, il solito repertorio di fesserie che tocca sorbirsi ogni volta che si tocca il tasto delle Foibe. Ma fattiamoci una ragione: quei morti ci sono stati. Non è che se non porti i ragazzi a vederle, le foibe si riempiono di terra e fiori. Sono buchi dove la gente veniva buttata viva o morta, spesso solo perché era italiana o perché aveva una divisa da postino.

È successo. Punto. Circa 350.000 persone hanno fatto le valigie e se ne sono andate. Non erano tutti fascisti, erano poveri cristi, contadini, pescatori che non volevano vivere sotto il comunismo di Tito. Hanno perso case, terreni, tutto. E noi siamo ancora qui a discutere se sia “opportuno” parlarne a scuola? Questi genitori dalla puzza sotto il naso, che probabilmente passano le vacanze in Croazia senza sapere che la casa dove dormono magari era di un esule italiano, mi annoiano. La storia è quella roba lì, brutta, sporca, cattiva. Non è un menù alla carta dove scegli solo i piatti che ti piacciono e rimandi indietro quelli indigesti. Il preside fa il suo mestiere. I ragazzi vadano, guardino, e poi vadano a farsi uno spritz. Magari imparano che la vita è un po’ più complicata delle chat di classe su WhatsApp.

L’Italia che non sa ricucire

L’episodio del Virgilio non è che l’ennesimo sintomo di una malattia antica e, temo, incurabile del nostro Paese: l’incapacità di storicizzare il proprio passato. Noi italiani non studiamo la storia; la processiamo. Ogni evento, anche il più tragico, viene trascinato nell’aula di tribunale della politica corrente, ridotto a clava da dare in testa all’avversario. Le Foibe e l’Esodo sono stati per decenni il rimosso della coscienza nazionale, vittime di un silenzio di Stato necessario, si diceva, agli equilibri internazionali e alla quiete interna. Quando finalmente, con colpevole ritardo, si è sollevato il coperchio su quelle voragini, invece di china re il capo in un comune cordoglio, abbiamo ricominciato la guerra civile.

Eppure, quei luoghi parlano da soli. Parlano di una terra, l’Istria e la Dalmazia, che è stata profondamente romana , poi veneziana , e che ha visto la sua italianità sradicata con una violenza inaudita nel maggio del 1945. Negare ai giovani la vista di quelle terre, impedire loro di comprendere cosa significò il Trattato di Parigi del ’47, non è un atto di protezione. È una mutilazione culturale. Finché continueremo a dividere i morti in serie A e serie B, finché considereremo “di parte” la pietà per gli infoibati e “democratica” solo quella per i caduti della Resistenza, resteremo un popolo di faziosi, mai una Nazione. Il preside ha tentato di accendere una luce; peccato che molti preferiscano restare al buio, convinti che le tenebre nascondano meglio i propri fantasmi.