La verità che rifiutano di vedere
Guardo questa lista aggiornata con il PIL dei paesi mondiali, questi numeri che grondano la nostra sconfitta, e sento il sangue ribollire. Avete visto l’undicesima riga? Avete avuto il coraggio di guardarla in faccia? Turchia: 3.8 trilioni. Italia: 3.7. Erdogan, quello che voi trattate con sufficienza dai vostri salotti radical-chic, quello dell’inflazione galoppante, ha un’economia che, nella vita reale, compra e produce più della nostra.
È la fine di un’illusione. L’illusione che basti essere “europei”, che basti avere il Colosseo e la moda per sedersi al tavolo dei grandi. La Cina a 41 trilioni non è più un concorrente, è un altro pianeta. Ha messo dieci trilioni di dollari – dieci! – tra sé e l’America. E noi? Noi siamo lì, piccoli, vecchi, a farci scavalcare da chiunque abbia fame e rabbia. L’Indonesia ha mangiato il Brasile, il Messico ci sta alitando sul collo. E voi discutete di asterischi nelle email? Questa non è decadenza, è suicidio assistito.
Ma quali sanzioni? La Russia ride, noi piangiamo
Amici miei, qui bisogna dirlo chiaro: ci hanno preso per i fondelli. Guardate la Russia. Quarta potenza mondiale. 7.1 Trilioni di dollari. Ma non dovevano essere falliti? Non dovevano cuocersi le uova sui marciapiedi perché non avevano il gas? Tutte balle! La Russia è lì, sopra il Giappone (6.8T) e ben sopra la Germania (6.2T), la grande malata d’Europa.
Mentre a Berlino chiudono le fabbriche Volkswagen e noi ci sveniamo per le auto elettriche, a Mosca fanno affari. E la cosa che mi fa impazzire è l’ipocrisia! L’Occidente si impoverisce per “salvare il mondo”, e intanto l’India (17.7T) e l’Indonesia (5.0T) bruciano carbone come se non ci fosse un domani e ci superano a destra sgasando. Siamo i cornuti e mazziati della storia. Continuiamo pure a fare i moralisti, intanto Erdogan ci ha superato e ci saluta con la manina.
Il Fallimento dei “Competenti” in una riga
Se i fatti contassero ancora qualcosa in questo Paese, la classe dirigente degli ultimi trent’anni dovrebbe nascondersi. Invece sono tutti lì, in tv, a spiegarci come si governa. Ma la sentenza è scritta in quella tabella: siamo dodicesimi.
Ricordate quando ci dicevano che con l’Euro avremmo lavorato un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più? Ecco il risultato. La Turchia ci ha superato. Non la Cina, la Turchia. Un Paese che fino a ieri consideravamo un mercato emergente instabile oggi ha un PIL a parità di potere d’acquisto superiore al Belpaese. E il Messico è a 3.4 trilioni, pronto a fare lo stesso. Il dato del PPP non mente: misura l’economia reale, il cemento, l’acciaio, il pane. E ci dice che l’Italia è un Paese che non produce più ricchezza, ma si limita a consumare quella accumulata dai nonni. Francia e Regno Unito (4.5T) galleggiano a malapena, ma noi andiamo a fondo. Abbiamo svenduto l’industria di Stato, distrutto la scuola, e ora ci sorprendiamo se siamo diventati la periferia dell’impero? Non è sfortuna, è colpa.
Lavorare stanca, meglio farsi sorpassare
Non capisco l’agitazione. È la fisiologia della vita. I popoli giovani e affamati corrono, i popoli vecchi e sazi si siedono sulla panchina a guardare i cantieri. Noi italiani siamo sulla panchina da un pezzo. L’Indonesia che supera il Brasile (5.0T contro 5.0T, questione di decimali ma la freccia è messa) è la prova che chi ha voglia di faticare vince. Noi quella voglia l’abbiamo persa. Vogliamo il reddito senza il lavoro, i diritti senza i doveri. È ovvio che prima o poi arrivi un turco o un messicano a portarci via la sedia. La Germania a 6.2 trilioni paga il conto della sua arroganza ecologica: senza l’energia a basso costo, l’industria tedesca è un motore senza benzina. Noi, che siamo sempre stati a rimorchio, ci fermiamo con loro. Amen. Consoliamoci col fatto che si mangia ancora bene, finché potremo permettercelo.
L’eclissi del vecchio continente
C’è una solennità tragica in questi numeri che va oltre la cronaca. Quello che vediamo non è solo una classifica economica, è il passaggio di testimone della Storia. Per cinque secoli, l’Atlantico è stato il centro del mondo. Oggi, quel centro si sta spostando in Asia.
Cina (41T), India (17.7T), Russia (7.1T), Indonesia (5.0T). Quattro delle prime sette economie mondiali sono a Oriente o guardano a Oriente. L’Europa, la nostra Europa, si rimpicciolisce nello specchietto retrovisore. Vedere l’Italia scivolare al dodicesimo posto, dietro a nazioni che un tempo guardavamo con lenti da antropologi, fa male al cuore, ma era inevitabile. Abbiamo smesso di credere nel futuro per concentrarci sul presente, abbiamo barattato la potenza con il benessere, e ora stiamo perdendo anche quello. Se c’è una lezione in questa tabella, è che la rendita di posizione non dura in eterno. Siamo stati l’Impero, poi siamo diventati le Province, ora rischiamo di diventare solo un bel museo dove i nuovi padroni del mondo verranno a trascorrere le vacanze. Dipende solo da noi decidere se essere i custodi della nostra civiltà o i suoi becchini.

Il Fallimento dei “Competenti” in una riga