Storia della Festa del Tricolore: 7 gennaio 1797 e significato dei colori

Giuseppe Sartore

Gennaio 7, 2026

Storia della Festa del Tricolore 7 gennaio 1797

La storia della Festa del Tricolore parte il 7 gennaio; non è una data da calendario, è un atto di nascita, e quei tre colori non sono decorazione: sono fede e sangue.

1797: Quando abbiamo deciso di esistere

Chiariamo subito, poiché l’ignoranza dilaga. La festa di oggi non è una ricorrenza calata dall’alto da qualche burocrate. Parte tutto dal 7 gennaio 179,. Reggio Emilia, fuori faceva freddo, ma dentro la Sala del Consiglio della Repubblica Cispadana l’aria era rovente. Fu lì che Giuseppe Compagnoni – nome che a scuola non vi fanno studiare perché “troppo identitario” – si alzò e pretese che lo stendardo Cispadano fosse universale.
Non fu un regalo dei francesi, come piace dire a certi storici da salotto, fu invece una presa di posizione netta. Mentre mezza Europa era ancora suddita, un pugno di uomini decise che quel Verde, Bianco e Rosso sarebbero stati il simbolo di un popolo che smetteva di essere servitore e iniziava a diventare Nazione. Il 7 gennaio è il giorno in cui abbiamo firmato il contratto con la nostra libertà, dimenticarlo, o peggio, celebrarlo stancamente tra uno sbadiglio e l’altro, è come sputare sulla propria carta d’identità.

Cosa significano il Verde, bianco e rosso?

Ma il punto vero è un altro, e qui la faccenda diventa indigesta per i progressisti. Parliamo dei colori, prendete il Verde. Oggi ve lo vendono come il simbolo della transizione ecologica, dei monopattini e delle ZTL che massacrano il commercio, balle! Quel verde lì, nel 1797, derivava dalle uniformi della Guardia Civica milanese, erano le divise di chi lavorava e, all’occorrenza, imbracciava il fucile per difendere la propria terra. Chiara la differenza, no? Non è il verde dei parchi giochi per radical chic, è il verde della milizia, della difesa, della responsabilità individuale.

E il Bianco? Non è la resa, sono le nostre Alpi, confini naturali che un tempo erano sacri e oggi sono colabrodo. È la neve che copre e protegge, non il foglio bianco su cui l’Europa scrive i suoi diktat economici. Questa bandiera nasce liberale, nasce guerriera. Rappresenta gente che si tassava (poco) e si difendeva (tanto).

Infine se chiedete in giro il significato del Rosso, vi risponderanno con idiozie folcloristiche. “La passione”, “il pomodoro”, “il vino”. Il Rosso è il sangue. Punto. È il sangue versato per l’Indipendenza, dalle guerre risorgimentali fino al Carso. Non è una metafora poetica da Baci Perugina, è una realtà brutale e sacra. Un popolo che riduce la propria bandiera agli ingredienti della pizza è un popolo che ha deciso di suicidarsi cerebralmente.

Questi colori – ispirati agli ideali del 1789 ma radicati nella nostra tradizione (c’è chi cita pure Dante per le tre virtù teologali: fede bianca, speranza verde, carità rossa) – non sono un arredo urbano. Vedere sindaci che li indossano a tracolla indegnamente fa venire i brividi. Il 7 gennaio servirebbe a ricordare che quei colori pesano. Pesano come macigni.

Scrivo con la rabbia di chi vede sgretolarsi un patrimonio morale. Il Tricolore è uno degli ultimi baluardi della nostra identità. In quel 1797 c’era la scintilla di tutto ciò che siamo, c’era l’orgoglio di dire “Io esisto”. Oggi, mentre si cerca di annacquare l’identità in un minestrone globalista insapore, quel Rosso deve tornare a bruciare negli occhi, quel Verde deve tornare a essere speranza concreta, non slogan, e quel Bianco deve tornare a essere purezza di intenti.

Svegliamoci e difendiamo la nostra identità!

Svegliamoci! La bandiera non è un pezzo di stoffa da sventolare quando si vince una partita. È il sudario dei nostri padri e il mantello dei nostri figli. Il 7 gennaio ci ricorda che la libertà non è gratis. L’abbiamo pagata a caro prezzo, colore per colore, goccia per goccia. Difendere la storia di Compagnoni e della Sala del Tricolore non è nostalgia. È legittima difesa. Perché se dimentichiamo perché quei colori sono lì, e da dove vengono, finiremo per essere colonizzati dal primo che passa. E a quel punto, non avremo più nemmeno una bandiera in cui avvolgerci per piangere.